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IlPozzo


Diario


9 aprile 2006

VADO A VOTARE

SIGNORI, STO PER ANDARE!...FINALMENTE!!!E COMUNQUE ANCORA UN GIORNO D'ATTESA...PRIMA DI SAPERE SE...O SE...!!!!...MAH!...CARUSI BELLI, ANDATE A VOTARE!!!


LA SENSITIVA




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9 aprile 2006





 

Sono appena andato a votare. La mattinata è tranquilla, c’è un cielo celestino che ti fa venire voglia di starlo a guardare fin quando fa sera, poi s’infiamma il sole, come all’improvviso, il sole che fin verso le 9.30-10.00 era una  luce soffusa divampa all’improvviso, si fa accecante. Allora mi viene voglia di andare a mare, vedere le onde inseguirsi senza tregua fino ad andare a morire sulla spiaggia lambendomi i piedi. S’alza pure un venticello fresco, una brezza marina, aerea e sottile, s’insinua silenziosa e smorza ogni slancio.

Quando esco dalla cabina elettorale ho come l’impressione di aver dimenticato qualcosa, l’impressione di aver lasciato un segno troppo leggero – Da li a poche ore scomparirà – mi dico, me ne convinco.

Intanto mi siedo e aspetto silenzioso la tempesta che verrà a spazzare via questo torpore, ma quanto a lungo, mi chiedo, si può vegliare nella notte?

                                                                                                                              Enne 2





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8 aprile 2006


                            
 

Ho colorato con pennelli di dimensioni diverse le fibre che compongono i miei sensi. Ho sentito inni usati con abuso, cantati a squarciagola da mangianastri impazienti. Quando mi hanno detto che avrei potuto coronare ogni mio sogno, solo a patto di strappare la foglia più bella dal mio arbusto migliore (“Tanto ce ne sono in gran quantità” continuano a dire), ho rifiutato di sottostare al compromesso. Hanno insistito. Ho guardato con disprezzo colui che insisteva; colui che minacciava di distruggere me ed il mio albero se non avessi fatto come convenuto. Ho resistito. E proprio in quel momento ho continuato a sentire inni cantati con ghigni impazienti. Sul mio pezzo di mondo, sospeso tra terra e cielo, sventola una bandiera che non m’appartiene, adorna di scritte che non mi si confanno. La terra brucia. Trema la mano sconfitta. Ghirigori insensati continua a disegnare (con tratti sconnessi)  la biro dismessa;  tratti folli...disumani e folli adornano luoghi lontani alla memoria.


La sensitiva




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8 aprile 2006


Ma che squallore tutta questa luce...che me ne faccio?

A cosa serve questa immateriale gioia delle cose?

Il vampiro




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7 aprile 2006


NOI COGLIONI CHE VOGLIAMO

PAGARE LE TASSE…





Semplici motivi perchè voglio pagare le tasse…
Semplici motivi perchè capisco chi vorrebbe non pagarle…

Io sono tra quelli che credono nello stato come istituzione, tra quelli che rabbrividiscono, quindi, a sentirlo chiamare azienda,(e solo il ricco imprenditore lo può chiamare in questo modo). Tralasciando queste sottigliezze linguistiche che poco s’addicono alla preparazione dell’attuale classe politica al governo, più avvezza a termini gergali che a quelli tecnici, e tralasciando anche che questi, chiamiamoli, lapsus sono indicativi del modo in cui si governa il paese (si gestisce un azienda per trarne un profitto, si gestisce uno stato per garantire diritti e servizi al cittadino); tralasciando tutto questo, ecco perché io, coglione, voglio pagare le tasse.

Le voglio pagare perché sono le tasse la garanzia di tutti quei servizi forniti dallo stato. Forse non ci si è mai chiesto da dove vengano tutti quei soldi che ci permettono di curaci negli ospedali, di mandare i nostri figli a scuola, di andarci noi stessi, i finanziamenti agli enti che salvaguardano l’ambiente, che mandano avanti le biblioteche, i musei, gli artisti gli scienziati… tutte cose che il governo Berlusconi ha cancellato, facendoci passare da quello che è, era, dovrebbe essere, uno stato di benessere, ad uno stato anacronistico, direi, e non saprei dirlo meglio. Certo se non pago le tasse, ho quei cento, duecento, cinquecento euro in più, ma a cosa mi servono se non ha pagarmi quei servizi che prima avevo garantiti?

Certo, se si è nella combriccola dei ricconi, allora non c’è problema se le scuole pubbliche devono spartirsi i soldi con quelle private ( e chi ci va nelle scuole private se non i figli di questi ricchi signorotti?), non c’è problema se si tagliano i fondi alla sanità( per quanto riguarda la Sicilia, inoltre, ci sarebbe da aggiungere qualcosa all’argomento…), chi se ne frega poi della cultura, a che serve, questa cultura poi nessuno l’ha mai capito, biblioteche, musei, arte, cinema, teatro…

Dunque io sarò un coglione ma voglio pagare le tasse! Dico capisco chi non le vuole pagare perchè nonostante le tasse c’è evidentemente qualche tipo di interferenza che non permette la piena realizzazione di questi servizi e voglio sperare che questa interferenza sia solo Berlusconi e il suo governo, ma so che  probabilmente non è così.

In ogni caso non possiamo più permetterci di sentire frasi del genere:” …nella vostra coalizione c’è ancora chi vuole che il figlio dell’operaio sia come il figlio dell’imprenditore…” per fortuna aggiungo io c’è ancora chi lo ricorda perché evidentemente questo semplicissimo diritto noi figli degli operai non l’abbiamo ancora guadagnato!

                                                                                                                 Enne 2 (il pazzo quando ragiona )




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7 aprile 2006



IN DELIRIO #1


                                  




Dei morti impiccati lungo la via del ritorno non conosciamo che le foto ingiallite, dimenticate negli archivi. Ma chi le va a rivedere, chi ne serba il ricordo?
Si era più uomini quando meno si aveva coscienza di esserlo. Gli uomini e le donne erano più belli nelle foto degli anni venti, avevano i volti pieni di tragedia, ma vivevano di commedia.
Pensavo, così, a quanto siamo brutti, noi, nelle nostre serie televisive, nelle nostre fiction. Pensavo, così, alle nostre scelte: non scegliamo mai in senso assoluto, ma solo parzialmente. Non siamo partigiani di un idea, no noi, al contrario, siamo ipocriti e per questo tanto più apprezzati. Non ci poniamo i problemi della carne; non siamo padri, madri a quindicianni, neanche a venti. Non ce ne andiamo la sera da vecchie meretrici (che conosciamo come parenti). Non torniamo cambiati dalle guerre. La violenza non ci fa più paura, nemmeno rubare ci sembra più un peccato. Non siamo più umili cattolici... non lo siamo più con quell'incoscienza, l'unica che può farci umili cattolici.
Siamo coscienti, è vero, ma di cosa se non del nulla, del vuoto, del niente di cui è impregnata la materia. E se la vita non serve a niente se non  alla vita stessa non possono più esserci valori. Anche la religione, quando è presente, non è che fanatismo e non può più avere senso, perchè non è più incoscente.
La coscienza ci rende impossibile la vita, ci pone innanzi ad una verità che non possiamo sopportare, che ci schiaccia lentamente portandoci alla follia. La depressione cos'è se non l'estrema coscienza dell'inutilità dell'esistenza?

C'è, ci deve essere, allora, un modo per superare questa coscienza, non può non esserci...ma quale può essere la soluzione ad una verità tanto grande (una verità che abbiamo cercato con la smania dell'astinenza, col la furbizia e l'idiozia di Faust). Quale soluzione se non l'oblio della ragione, quale se non l'incoscienza e l'ingenuità?

Ma si può, mi chiedo, dopo aver conosciuto la verità, ritornare all'ignoranza?

...

                                                                                                           Il pazzo del pozzo




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6 aprile 2006

e dopo il principe...

AUGURI ALLA PRINCIPESSA!!!!!!




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4 aprile 2006

auguri al principe

Tanti auguri a chi con la sua musica accompagna le mie giornate...scandisce le mie malinconie e le mie gioie...a chi contribuisce a farmi passare un'incazzatura o a farmela venire...ha il suo carettere...ma le sue canzoni sono davvero splendide...festeggia il suo compleanno con un album d'amore...avevamo bisogno del principe che canta l'amore dopo il ritratto crudo dell'Italia di Pezzi...avevamo bisogno di chi chiede alla sua "regina del tempo della sabbia e del vento" dove mettere il vestito.....

Tanti auguri Ciccio!!!!!




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4 aprile 2006

pensieri di un coglione

A volte guardare la TV fa bene...altrochè...
oggi per esempio ho scoperto grazie ad un autorevolissimo uomo di essere un coglione.....è ormai chiaro e lampante che costui si trova davvero sull'orlo di una crisi di nervi altro che "SIAMO IN TESTAAAA"...si va dalle alleanze improbabili con fascisti (ma anche all'interno della coalizione tra un partito siciliano e quelli che ci odiano...)alle cazzate sull'ICI (in effetti è una tassa iniqua...perchè non togliere ulteriori fondi ai comuni???)...leggo su repubblica on line che gli inviati delle maggiori agenzie di stampa internazionali provano imbarazzo nel tradurre la parola quando dovranno scrivere il loro pezzo in Germania piuttosto che in Spagna. "Sul premier si è già detto di tutto...chi vuol sapere sa già, chi non vuol sapere non saprà mai" sono più o meno le parole che dice Moretti...ma arrivati a 5 giorni dal voto....chi sia il vero coglione ancora non l'ho capito!!!!! Al pozzo l'ardua sentenza!!!!


Joe Mitraglia




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4 aprile 2006







E se all'improvviso ci si rendesse conto di avere in mano gli strumenti necessari per cambiare le riforme? In Francia hanno vinto una battaglia, hanno dimostrato che è nel popolo che risiede la legittimità di un governo. E se fosse questo il solo modo per garantire la democrazia? Se fosse il popolo ( come suona anacronistica questa parola ), se fosse il popolo l'unico vero organo di garanzia?
A questa domanda molti politici devono già aver risposto molto tempo fà quando hanno iniziato a vedere il popolo come un bambino da addormentare.
- CI PENSIAMO NOI - hanno detto - ABBIATE FIDUCIA! -
E la fiducia c'è stata, tanto che si cammina tutti come con gli occhi chiusi in un mondo che ci dipingono meraviglioso.
- VA TUTTO BENE - ci dicono mentre camminiamo lungo strade pericolosamente buie e tortuose. Solo, talvolta, chi cade in qualche fosso, precipitando, perde la fiducia e riapre gli occhi. Ma sta oramai cadendo e non dura la sua coscienza  che pochi istanti. Ma basta quel tempo per lanciare un grido, per destare qualche persona...


                                                                                                              Il pazzo del pozzo




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4 aprile 2006

Dall'alto della terrazza sul tetto, di notte


Sono stata sul tetto. Di notte. C'era una falce di luna nascente. Echi lontani. Da sotto dovevano sentirsi echi lontani, se è vero che la corda strideva, se è vero che suono armonioso fuoriusciva da vibrare di corde. C'erano le stelle. Nessun'altra luce d'intorno se non quella un po' opaca intravedentesi da una finestra lontana. Sembrava che dentro quelle remote abitazioni non potesse sostare mai nessuno all'infuori di quelle luci. Nessuno. Dall'alto, dalla terrazza sul tetto, solo rumore di foglie cullate dal vento. Le cime degli alberi secolari sfioravano con tocco leggero il cornicione dell'abitazione sulla quale mi trovavo, ma non riuscivano ad arrivare fin dove finiva la costruzione. Voci stonate, voci annoiate, voci aggraziate riempivano un tempo lontano dal tempo.

Gioia intensa ho provato, seduta su una vecchia sedia arruginita (con la sola luce di una candela accesa, tra il vibrare di stelle), nell'atto di sfornare parole.  
 
                                                                                                        
        La sensitiva




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2 aprile 2006

Ho camminato con fare di rondine

               

Mi dissero che superato il sentiero avrei scoperto che ogni intuizione avuta sarebbe divenuta reale. Ho camminato...mi sono servita di picconi quando l’erta iniziava a stancarmi, quando la sua pendenza diveniva insostenibile per le mie gambe stanche. Ho corso. Ho sperato che correndo il volo avesse potuto scendere come dote divina sulle mie membra affaticate. E mi è capitato a volte (ma vorrei non si sapesse) di credere di volare; di guardare il sole, contemplando la sua immensa lontananza, e di credere di essere vicina a sfiorare il mistero che non tiene. Ho camminato con fare di rondine. Ho immaginato ogni cosa. E quando ogni cosa ha finito con l’esistere, ho pensato che il segreto fosse il ricordare. Ed ho ricordato vivendo. Ed ho archiviato su cartelle stanche immagini sbiadite.

Il sentiero...si dice che il sentiero porti al mare. Si dice che il mare sia nel pozzo. Si dice che il pozzo possa essere se stesso e l’intero mare insieme. Si sentono rimbombare echi provenienti da gole lontane. Gole d’uomini. Di lava, contorte gole.

Unica guida l’occhio molle d’un castano cerbiatto venuto, non si sa bene da dove, per dare appagante conforto al viaggiatore stanco. 

                                                                                     La sensitiva, dal pozzo




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2 aprile 2006

con la nostra gente, per la nostra gente...


Ieri mattina ero in giro per il mercato tra merce cinese a tre euro e frutta di stagione a soli cinque euri. Ad un certo punto un’ondata di lezzo incravattato si mescola alla gente. Erano i politici del paesello mio, tutti sorridenti come fosse già arrivata la pasqua. Distribuivano sorrisi e santini elettorali, con facce truccate manco fosse carnevale. Uno si avvicina… Come va signora? Eh, che ci vuole fare? Si tira avanti! E noi si vuole andare avanti, sa? Con la nostra gente e per la nostra gente. Nel santino vedo lo stemma della Lega Nord. Come mai la Lega Nord?, chiedo. Ma il tipo con la paresi facciale fa finta di non sentire e se ne va. Dietro la mia innocente domanda c’è quest’uomo dal lungo cammino politico, fatto di stagionale passione politica e coerenza intellettuale. Cadevano le foglie e stava a sinistra, con una forte passione per le margherite. Soffiava il maestrale quando arrivò la svolta e via con i democristiani dell’Udc. Ora, tra i mandorli in fiore, paladino dell’autonomia siciliana con Raffaè “il Lumbard” e, soprattutto, con una comoda poltrona provinciale. Se ne è andato senza rispondere al mio interrogativo. E volevo fare un’altra domanda. Ma come faccio a votare Lega Nord e, soprattutto, lei come fa a stare con le camicie verdi, dopo aver sentito parlare e gesticolare quel gran onorevole di Borghezio? Mi dica, come faccio a votare Calderoli? Quelli che ce l’avevano duro, che immergevano l’ampolla nelle acque del Po, della pura razza celtica contro i terroni del Sud, quelli che agli immigrati ci sparano a cannonate, quelli del Forza Etna? Siamo tutti siciliani, ma di carni diverse. Ci sono quei siciliani cui normanni, angionini, borboni o padani… poco importa.

 

 La terrona




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2 aprile 2006


                           

Se è la poesia che cercate, potete pure andarvene, altrove, dove vi pare, dove non c’è acqua a stagnare, a farsi melma e imputridire. Poi rinsanisce, si fa limpida e rosa. Alla sera quando la luna è a perpendicolo sulla bocca del pozzo la luna nel pozzo la luna del cielo si riflette, e non le pare sconveniente o innaturale. La luna del cielo nel pozzo, il pozzo scavato nella terra da uomini ansanti, da corpi bagnati da secchi sudori lasciati ad asciugarsi al sole. Come può, ci si chiede, che la luna frequenti tali profondità, che s’accaldi la sera dentro sì buie viscere…ma la risposta e lontana, nascosta come sempre, coperta ed inviolata. Dunque se è la poesia che cercate andate altrove qui non troverete che il riflesso.

Ma la sera, con quanto ardore li vedi questi ragazzi affacciarsi al pozzo e cercare nel cavo della terra scavata, tra boati sordi e flebili riflessi quello che forse risiede altrove. Ma non la verità essi vanno cercando, solo, forse, un pò di vita.

                                                                             Il pazzo del pozzo




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1 aprile 2006

Visione pozzesca


Ci sono appena stata.

                  Nessuno strepito.

 Solo un mormorio di foglie morte dall'alto.

                  Nessun rumore.

Ho visto il sole spegnersi e riaccendersi di colpo.

Dentro il  secchio.

Dentro il secchio sono stata.

E giù...giù fino al fondo.

Muschio.

Molle muschio attaccato alle pareti.

Solo un attimo.

Momento eterno.

Come ogni istante infinitamente incomprensibile è passato presto.

E mi sono ritrovata sul prato, ansante.

Su un verde prato sul quale sorge la grigia parete del pozzo.

Vi ho guardato dentro.

E la mia immagine ha cominciato a muoversi.

               Non ho compreso.

Non ho capito se il sole abbia voluto gettarmi realmente nell'oscurità umida del pozzo.

Solo il vuoto, ora.

Ed il profondo senso di mancata comprensione attanaglia ogni mio senso.


                                                                             La Sensitiva, dal pozzo




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1 aprile 2006



C’è una foto non ancora ingiallita, siamo lì: immobili e bellissimi. Fiorivano i colori ai bordi del pozzo e al cielo salivano versi di poeta. Ma al pozzo la poesia non bastava, aveva bisogno delle parole leggere come polvere al vento. Aveva bisogno della risata, della barzelletta, della leggera consistenza di una minchiata. E’ un pozzo strano questo, uno di quelli che starebbe bene dentro una favola. E chi ci crede ancora nelle favole? Eppure, finiti i tempi delle case di marzapane, dei burattini che diventano bambini e delle zucche a diesel, noi parliamo col pozzo. Lui mica ci risponde, no! Però ogni tanto rutta. È uno specchio senza riflesso, una pattumiera di parole, uno specchio d’acqua grande come il mare, un confessore che c’ha un unico grande orecchio. L’acqua putrida digerisce inconfessabili segreti mentre rifioriscono i colori, al cielo salgono versi di poeti e noi siamo usciti da quella foto, per fortuna, non ancora ingiallita.

                                                                                                            L'alga nel pozzo




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